L'
arte dell'interpretazione, o meglio l'arte di comprendere i testi: così si definisce l'
ermeneutica.
Si tratta di una disciplina che nasce autonomamente in
ambito religioso, con lo scopo di spiegare e analizzare i testi sacri, ma in seguito diviene oggetto dell'attenzione filosofica e parte di un'indagine più profonda sull'essenza dell'uomo, inserito in una tradizione fatta di parole, monumenti, testi e documenti: insomma, di
linguaggio.
In particolare, la tradizione che va dal filosofo
Martin Heidegger (1889-1976) al suo allievo
Hans-Georg Gadamer (1900-2002) considera
l'uomo un essere storico e linguistico, che si trova cioè sempre inserito nel tempo e nel linguaggio, e che non si può considerare l'uno e prescindere dall'altro se si vuole raggiungere un'autentica comprensione.
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Hans-Georg Gadamer |
Gadamer, considerato il principale rappresentante dell'ermeneutica filosofica, sostiene che,
confronto con la tradizione che è caratterizzato sia da
estraneità - dovuta alla differenza di epoche e sensibilità tra il lettore e l'autore - che da
familiarità, a causa della tradizione storica e linguistica che caratterizza l'uomo e colma la distanza temporale. Tale tradizione coincide con la "
storia degli effetti", cioè l'insieme di tutte le interpretazioni che sono state date al testo.
Egli ritiene che la comprensione abbia una struttura circolare - "circolo ermeneutico" - per cui ogni significato particolare viene capito alla luce di un'orizzonte conoscitivo e linguistico più ampio, che ne rimane a sua volta plasmato e modificato, in un processo interpretativo inesauribile.
Dunque il linguaggio viene posto in primo piano, tanto da identificarsi con l'essere: «
l'essere, che può venir compreso, è il linguaggio». Le cose, infatti, sono conosciute sullo sfondo di un orizzonte linguistico pre-compreso, pertanto l'
interpretazione è il luogo dell'accadere dell'essere.
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Paul Ricoeur |
Tra gli altri rappresentati dell'ermeneutica,
Paul Ricœur (1913-2005) muove dalla critica di Gadamer e arriva ad affermare che il
testo scritto è autonomo rispetto al suo autore, in quanto apre un mondo di senso che è oggetto di molteplici interpretazioni da parte del lettore: quest'ultimo deve spiegare il testo attraverso i metodi delle scienze del linguaggio, le competenze tecniche di lettura e di analisi linguistica, ma lo comprende solo in relazione alle proprie esperienze vissute. La lettura del testo scritto è dunque un
modello di conoscenza ermeneutica: l'uomo è un essere dialogico che si conosce attraverso il rapporto con gli altri e la verità non è unica e assoluta, ma un compito infinito a cui ciascuno contribuisce.
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Jacques Derrida |
Un altro importante contributo all'ermeneutica filosofica è dato da
Jacques Derrida. Egli parte dalla critica del pensiero filosofico occidentale e in particolare della metafisica, basata sulla presenza e sulla soggettività, alla quale contrappone la
scrittura, più aperta e flessibile a causa della differenza
spaziale - il testo è scritto prima di essere letto e l'autore non lo può difendere con la sua presenza - e
temporale: la scrittura è caratterizzata dal "
rinvio" (tra segni, ad altri testi, ad altri contesti) e produce un continuo slittamento di significato che non si dà mai in modo definitivo. La scrittura ammette quindi la
pluralità delle interpretazioni e dei punti di vista. A causa di tale pluralità, egli elabora un metodo di
decostruzione del linguaggio e del testo scritto, negandone la pretesa di verità attraverso la dissoluzione del suo impianto narrativo e dimostrativo.
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Fonti:
https://it.wikipedia.org/wiki/Ermeneutica
Domenico Massaro, La Comunicazione Filosofica, Paravia
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